sabato 16 settembre 2017

Riflessione sul tema del Femminicidio

Leggo l’editoriale del direttore Elio Patriota su Diritto e Rovescio sul “ Codice Rosa” ovvero una strategia di intervento per le vittime di violenza che la Legge di Stabilità vorrebbe estendere a tutti gli ospedali italiani.
Denominato Codice Rosa, perché ad oggi, statisticamente, le donne sono il numero maggiore tra le vittime della violenza.
Ascolto nei vari notiziari nazionali le notizie sulle morti degli ultimi giorni, e sulla lunga scia di femminicidi dall’inizio degli anni.
Leggo di affermazioni di personaggi secondo cui “le donne vestono in modo provocante” quasi a giustificazione delle violenze.
Sento commenti di chi al bar sentenzia “se l’è andata a cercare”.
Ricordo di un articolo de La Stampa del marzo 2016 che raccontava di come in Germania, in un particolare tratto ferroviario, al fine di evitare molestie sessuali, una compagnia ferroviaria ha istituito delle carrozze per sole donne vicine alle carrozze del personale viaggiante.
Ricordo una foto di mia madre, scattata un annetto prima della mia nascita, anni ’70, una foto in bianco e nero, in cui indossava una deliziosa minigonna a quadretti e un maglioncino a collo alto.
E mi chiedo dove sono finite le battaglie per le minigonne, per il diritto di voto, per una donna che passasse da oggetto a soggetto.
Siamo nel 2017 e noi DONNE non abbiamo imparato il rispetto.
Il RISPETTO per noi stesse che ci dovrebbe spingere a denunciare ogni tentativo di violenza, familiare, sul lavoro, a scuola, o sociale.
Il RISPETTO da insegnare ai nostri figli maschi, che non vedano le donne solo come le loro madri, sempre attente ai LORO bisogni, unicamente dedite ai LORO scopi.
DONNE svegliamoci, insegniamo ai nostri figli maschi, che devono accettare i NO: “NO, non voglio uscire con te”;
“NO non voglio essere la tua fidanzata”; “
NO, non ti facciola lavatrice”,
“NO, non ti “servo””.
Insegniamo alle nostre figlie femmine a dire NO alle richieste che avviliscono la loro persona, e ad avere più rispetto per se stesse.
Solo così’, forse, le generazioni future non avranno bisogno di Codici Rosa, o ricorderanno i femminicidi come un periodo di cronaca nera italiana.
Lunghi Leyla
Rappresentante degli Studenti LMG01
E madre di un maschio di 9 anni
Fonti



http://alumnipegaso.it/riflessione-sul-tema-del-femminicidio/

giovedì 10 marzo 2016

8 Marzo


Nella giornata dedicata alla Festa della Donna, mentre mi recavo in Metro a Torino per sostenere degli esami ho di getto scritto quanto segue. Mi sono ripromessa di pubblicarlo ed ecco qua:


Anche oggi la fiera dell'ipocrisia. Uomini che donano a donne migliaia di rametti di mimose per la festa della donna.
Ma che senso ha questa festa ancora oggi, nel 2016?

Ci sono donne che sul lavoro vengono ancora giudicate per la minigonna che portano o per le scarpe con il tacco, non per il loro cervello o per la loro competenza professionale.

Se delle donne fanno carriera, allora sono andate a letto con il loro capo, se la carriera la fa un uomo è uno competente ed è meritocrazia.

Ti buca un incrocio una donna? E' sicuramente una "zoccola", se invece lo fa un uomo, è uno "stronz..".

Piccolezze.......piccolezze sintomatiche di una mentalità. Oggi ci si preoccupa in politica delle quote rosa ma non di tentare un cambiamento epocale, e culturale, che dia alla donna il rispetto che si dà all'uomo, niente di più, niente di meno.

Donne che al mattino si alzano preso, rassettano la casa, portano i figli a scuola, danno loro un bacio e poi volano al lavoro, dove ci sono, anche ma non solo per fortuna, uomini che le guardano dall'alto in basso, che le reputano di facili costumi, o che non le reputano all'altezza dei compiti loro assegnati.

Donne considerate più oggetti, come un soprammobile da mettere in mostra, invece che come soggetti.

Eppure, nonostante il paventato sgomento di fronte e tutte le morti per mano di coloro che dicevano di amarle, o di altri uomini, le donne non sono libere di andare al mattino al parco a correre senza dover mettere in conto di trovare l'esibizionista di turno.
Quando al mattino presto prendono i mezzi pubblici o la metro, devono guardarsi intorno, per stare attente a non esser sole in balia di qualche malintenzionato che se va bene le scippa.

E allora, care donne, che oggi riceverete fasci di mimose, anche da chi dice di amarvi e in futuro potrebbe tentare di "uccidervi" sia moralmente che fisicamente,auguri:

Auguri a tutte le donne che devono lavorare il doppio per vedersi riconosciuto la metà di quello che viene riconosciuto ai colleghi maschi;

Auguri a tutte quelle donne, madri, che devono insegnare ai propri figli maschi che le donne vanno rispettate, gli hanno donato la vita, ma non sono le loro schiave o le loro serve, sono esseri da amare, rispettare, e aiutare;

Auguri a tutte quelle donne, madri, che devono insegnare alle proprie figlie femmine a non buttarsi via per un uomo, a non farsi calpestare pur di piacere, o a non  fare compromessi pur di essere accettate dal gruppo.

E infine, auguri a voi, cari uomini, che avete la fortuna di avere mogli, figlie e compagne che silenziosamente combattono tutti i giorni per vedersi riconosciuto ciò che spesso gli è negato:
il Rispetto.

giovedì 12 marzo 2015

Riflessione............

Ho letto l’articolo pubblicato da TorinoToday a firma di Andrea Abbattista. Link all'articolo L’articolo parla di un “civich” che riprendeva, a dire dell’autore della fotografia, delle auto che commettevano infrazioni, svoltando in un punto dove non è possibile, filmato che si presume, servisse a multare il comportamento indisciplinato di tali automobilisti.
Premesso che non è stato assodato, almeno non si dice nell’articolo, se effettivamente tale filmato sia servito alla Polizia Municipale di Torino per sanzionare il comportamento "fuorilegge" degli automobilisti oppure se lo stesso sia servito come “documentario” da sottoporre agli organi politici competenti, mi sorgono un po’ di riflessioni sulla serie di commenti che sono seguiti all’articolo dai commentatori di Facebook.
Commenti del genere “coglione”, “filma tua moglie” o commenti in cui si parla dell’etica del vigile.
Ora miei cari signori, e signore, (e visto il tenore dei vostri commenti direi che sono molto gentile a classificarvi come tali) non credete che se il vigile era lì, qualcuno ha disposto che fosse lì?
Perché offendere pubblicamente a livello personale un lavoratore che si attiene a delle diposizioni? Eh si, perché dare del “coglione”, del “pezzo di m….” è offesa a quel lavoratore.
Siete arrabbiati contro il sistema? Combattete il sistema, ma non offendete chi lavora….e permettetemi, lavora anche per voi. Perché se un domani, a quell’incrocio, dove gli automobilisti invece di rispettare un divieto svoltano dove non potrebbero, accadesse un bell’incidente….a te, si proprio a te che definisci il vigile “pezzo di merda infame” saresti contento?
Facile dire su un social network “Guardati le spalle” a una persona che fa il suo lavoro seguendo delle disposizioni, perché non lo vai a dire al suo superiore? Perché non vai a reclamare dal Sindaco, o dall’Assessore competente?
L’italiano medio ha bisogno di offendere sui social chi oggi fa il suo lavoro e rappresenta le istituzioni, poi quando può veramente cambiare quelle istituzioni che offende, che dileggia, cosa fa? Niente….... lascia tutto inalterato....
Purtroppo oggi manca il rispetto per le istituzioni, manca il rispetto per chi lavora sulla strada per garantire la nostra sicurezza e la nostra incolumità, manca il rispetto per gli altri……
Leggo commenti di gente che si lamenta per le auto in doppia fila….. e certo….. se tutti pensano che ci sia per forza la necessità di qualcuno in strada, di ben visibile che ti incuta il terrore e ti induca a tenere un comportamento corretto, per non trasgredire le regole, allora le auto saranno sempre in sosta in doppia fila, le persone continueranno a passare con il rosso, gli esercenti continueranno a non emettere gli scontrini fiscali, i liberi professionisti (che si lamentano del civich) continueranno a non emettere la fattura, e la nostra Italia continuerà ad affondare.
Ma invece di offendere chi lavora, perché non iniziamo a mostrare un minimo di rispetto in più per le Istituzioni, per chi lavora, e per i nostri simili?